venerdì 29 agosto 2008

ARTE LIBERA





































CURIOSITA'


A Dubai il primo hotel subacqueo al mondo

“Per essere precisi, il nostro pianeta non dovrebbe chiamarsi “terra”, bensì “acqua”, dal momento che oltre il 70% della superficie terrestre è fatta di elementi acquosi. Nessuna forma di vita può esistere senza acqua, nulla potrebbe svilupparsi, nulla potrebbe evolversi…..Sin dai tempi primordiali l’acqua, fonte di ogni forma di vita sulla terra, ha avuto un significato speciale per l’umanità. L’Hydropolis Resort, primo hotel subacqueo al mondo, offre ai suoi visitatori qualità di vita, esperienza e percezione completamente nuove”.Sono le parole con cui Joachim Hauser spiega il principio che ha ispirato il suo ambizioso progetto per il “Crescent Hydropolis Resort”, l’hotel subacqueo attualmente in fase di realizzazione che sorgerà, entro la fine dell’anno appena iniziato, nella capitale degli Emirati Arabi.Hydropolis sorgerà a 300 metri di distanza dalla riva; sarà un enorme sommergibile fermo a 20 metri di profondità, ed occuperà la sbalorditiva superficie di 2.600.000 metri quadrati.Il futuristico progetto include tre elementi:- una stazione di arrivo (land station), dove saranno accolti gli ospiti;- un complesso sottomarino all’interno del quale troveranno spazio 220 stanze;- un tunnel attraverso il quale i visitatori potranno raggiungere in treno gli spazi subacquei della struttura.L’accesso alla struttura avviene attraverso la Land Station. Si tratta di un corpo cilindrico semicircolare che si sviluppa in parte in altezza inarcandosi ai livelli più alti.Dal piano più basso della stazione d’arrivo parte un treno silenzioso, azionato da un cavo automatizzato, che conduce i visitatori nel cuore del corpo subacqueo.I piani più alti ospitano una clinica di chirurgia estetica, un laboratorio di biologica marina e sale conferenze. Sono inoltre previsti un enorme centro commerciale, un cinema, ristoranti ed una piattaforma panoramica dalla quale poter ammirare la spettacolare vista del complesso subacqueo.Ai piani più bassi troveranno invece spazio uffici, magazzini e parcheggi.“Hydropolis – spiega Hauser – non è un progetto, ma una passione”. “Vi sono diverse visioni “colonizzanti il mare”: Jules Vernes, Jean Gusto nonché diversi architetti giapponesi. Ma nessuno di loro è mai riuscito a realizzare questo sogno. È stata questa la maggiore sfida. Nonostante sia stato il sogno dell’umanità per secoli, nessuno è stato in grado di rendere possibile la vita sott’acqua”.La realizzazione del primo hotel sott'acqua, i cui lavori sono inziati nel 2005, è stata promossa dal Ddia, l'Autorità per lo sviluppo e l'investimento di Dubai, una compagnia che da anni promuove lo sviluppo turistico della capitale commerciale degli Emirati Arabi.

Aforismi di Friedrich Nietzsche


  1. Io amo gli uomini che cadono, se non altro perché sono quelli che attraversano.
  2. Il miglior scrittore sarà colui che avrà vergogna di essere un letterato.
  3. Che cosa desideriamo noi vedendo la bellezza? Desideriamo di essere belli; crediamo che a ciò vada congiunta molta felicità. Ma questo è un errore.
  4. Ci sono tre principali gruppi di uomini: selvaggi, barbari inciviliti, europei.
  5. Una cosa buona non ci piace, se non ne siamo all'altezza.
  6. Anche per i più grandi uomini di stato fare politica vuol dire improvvisare e sperare nella fortuna.
  7. Bisogna avere in sé il caos per partorire una stella che danzi.
  8. Ben poche sono le donne oneste che non siano stanche di questo ruolo.
  9. C'è sempre un grano di pazzia nell'amore, così come c'è sempre un grano di logica nella follia.
  10. Ogni abitudine rende la nostra mano più ingegnosa e meno agile il nostro ingegno.
  11. Ci si sbaglierà raramente, attribuendo le azioni estreme alla vanità, quelle mediocri all'abitudine e quelle meschine alla paura.
  12. Chi raggiunge il proprio ideale, proprio con ciò lo oltrepassa.
  13. Ciò che noi facciamo non viene mai capito, ma soltando lodato o biasimato.
  14. Da quando ho imparato a camminare mi piace correre.
  15. Chi conosce in profondità si sforza d'essere chiaro; chi vorrebbe sembrare profondo alla moltitudine si sforza d'essere oscuro.
  16. Di tutto conosciamo il prezzo, di niente il valore.
  17. Chi scrive aforismi non vuole essere letto ma imparato a memoria.
  18. Ciò che non mi distrugge mi rende più forte.
  19. É prerogativa della grandezza recare grande felicità con piccoli doni.
  20. Ciò che fa l'originalità di un uomo è che egli vede una cosa che tutti gli altri non vedono.
  21. E' un giusto giudizio dei dotti che gli uomini di tutti i tempi abbiano creduto che cosa sia bene e male, degno di lode e di biasimo. Ma è un pregiudizio dei dotti che noi adesso lo sappiamo meglio di qualsiasi altro tempo.
  22. Il non parlare mai di sé è un'ipocrisia molto distinta.
  23. Il modo più perfido di nuocere ad una causa è difenderla intenzionalmente con cattive ragioni.
  24. I medici più pericolosi sono quelli che, da attori nati, imitano con perfetta arte di illusione il medico nato.
  25. Il cinismo è la sola forma sotto la quale le anime volgari rasentano l'onestà.
  26. I pensieri sono le ombre delle nostre sensazioni: sempre più oscuri, più vani, più semplici di queste.
  27. Grazie alla musica le passioni godono di se stesse.

  28. Il futuro influenza il presente tanto quanto il passato.
  29. Il mio tempo non è ancora venuto; alcuni nascono postumi.
  30. Fino a che continuerai a sentire le stelle ancora come al di sopra di te, ti mancherà lo sguardo dell'uomo che possiede la conoscenza.
  31. I pensieri sono le ombre delle nostre sensazioni: sempre più oscuri, più vani, più semplici di queste.
  32. Il cinismo è la sola forma sotto la quale le anime volgari rasentano l'onestà.

    Il sentimento più penoso che ci sia è quello di scoprire che si è sempre presi per qualcosa di superiore a quel che si è.

  33. La vita è fatta di rarissimi momenti di grande intensità e di innumerevoli intervalli. La maggior parte degli uomini, però, non conoscendo i momenti magici, finisce col vivere solo gli intervalli.
  34. Il nostro destino esercita la sua influenza su di noi anche quando non ne abbiamo ancora appresa la natura: il nostro futuro detta le leggi del nostro oggi.

  35. Il pauroso non sa che cosa significa esser solo: dietro la sua poltrona c'è sempre un nemico.
  36. La nostra vanità è più duramente offesa proprio quando è stato il nostro orgoglio ad essere ferito.
  37. Io sono interamente corpo, e nient'altro; l'anima è soltanto una parola per indicare qualche cosa che riguarda il corpo.
  38. La familiarità del superiore irrita, perchè non può essere ricambiata.
  39. La sensualità affretta spesso la crescita dell'amore, così che la radice rimane debole e facile da strappare.
  40. L'immortalità si paga cara: bisogna morire diverse volte mentre si è ancora in vita.
  41. Le convinzioni, più delle bugie, sono nemiche pericolose della verità.
  42. L'essere confutabile non è certo la minore attrattiva di una teoria; proprio per questo attira i cervelli più sottili.
  43. L'enorme aspettativa riguardo l'amore sessuale e la vergogna per questa aspettativa rovinano sin dall'inizio alle donne ogni prospettiva.
  44. L'amore è lo stato in cui l'uomo vede le cose diverse da come sono.
  45. L'amore porta alla luce le qualità elevate e nascoste di un amante, ciò che vi è in lui di raro ed eccezionale. Così trae in inganno su ciò che in lui rappresenta la norma.
  46. L'asceta fa una necessità della virtù.
  47. L'uomo deve essere addestrato alla guerra. La donna al riposo del guerriero. Tutto il resto è stupidità.
  48. Le medesime passioni hanno nell'uomo e nella donna un ritmo diverso: perciò uomo e donna continuano a fraintendersi.
  49. Meglio essere folle per proprio conto che saggio con le opinioni altrui.
  50. Nel vero amore è l'anima che abbraccia il corpo.
  51. O risplendente Sole, cosa mai saresti tu, se non ci fossi io, quaggiù, su cui risplendere?
  52. Nella vendetta e nell'amore la donna è più barbarica dell'uomo.
  53. Madre dell'eccesso non è la gioia, ma la mancanza di gioia.
  54. Non la forza, ma la costanza di un alto sentimento fa gli uomini superiori.
  55. Non attribuiamo particolare valore al possesso di una virtù, finché non ne notiamo la totale mancanza nel nostro avversario.
  56. Non c'è niente da fare: ogni maestro ha un solo allievo, e questo gli diventa infedele perchè è destinato anche lui a diventare maestro.
  57. Meglio è non saper niente che saper molte cose a metà.
  58. Non esistono fenomeni morali, ma solo interpretazioni morali dei fenomeni.
  59. Nella dorata guaina della compassione si nasconde talvolta il pugnale dell'invidia.
  60. Quanto più ci innalziamo, tanto più piccoli sembriamo a quelli che non possono volare.
  61. Quando la virtù ha dormito, si alza più fresca.
  62. Quando la menzogna si accorda con il nostro carattere diciamo le bugie migliori.
  63. Per chi è solo, il rumore è già una consolazione.
  64. Se i coniugi non vivessero insieme i buoni matrimoni sarebbero più frequenti.
  65. Quanto più già si sa, tanto più bisogna ancora imparare. Con il sapere cresce nello stesso grado il non sapere, o meglio il sapere del non sapere.
  66. Se si ha carattere si ha anche una propria tipica esperienza interiore, che ritorna sempre.
  67. Più uno si lascia andare, più lo lasciano andare gli altri.
  68. Prima dell'effetto si crede a cause diverse da quelle cui si crede dopo l'effetto.
  69. Per troppo tempo nella donna si sono nascosti uno schiavo e un tiranno. Perciò la donna non è capace ancora di amicizia, ma conosce solo l'amore.
  70. Si odono solo le domande alle quali si è in condizione di trovare una risposta.
  71. Temo che gli animali vedano nell'uomo un essere loro uguale che ha perso in modo estremamente pericoloso il sano intelletto animale: vedano ciò in lui l'animale delirante, l'animale che ride, l'animale che piange, l'animale infelice.
  72. Tutte le cose che sono veramente grandi a prima vista sembrano impossibili.
  73. Tutto ciò che è fatto per amore è sempre al di là del bene e del male.
  74. Tutto ciò che è troppo stupido per essere detto può essere cantato.
  75. Un pò di salute ogni tanto è il miglior rimedio per l'ammalato.
  76. Tutti gli uomini che facciamo aspettare a lungo nell'anticamera del nostro favore vanno in fermentazione o divengono acidi.
  77. Senza musica la vita sarebbe un errore.
  78. Un uomo di genio è insopportabile, se non ha almeno altre due qualità: la gratitudine e la purezza.
  79. Tutto ciò che è profondo ama mascherarsi; le cose più profonde odiano l'immagine e la similitudine.
  80. Una donna può stringere legami di amicizia con un uomo, ma per mantenerla è necessario il concorso d'una leggera avversione fisica.
  81. L'architettura è una specie di oratoria della potenza per mezzo della forma.
  82. Quando guardi a lungo nell'abisso l'abisso ti guarda dentro.
  83. L'individuo ha sempre dovuto lottare per non essere sopraffatto dalla tribù.
  84. L'irrazionalità di una cosa non è un argomento contro la sua esistenza anzi ne è una condizione.

ESEMPIO PRATICO

giovedì 28 agosto 2008

"LA BANCA DI DIO"

TUTTI I SEGRETI DELLO SCRIGNO VATICANO: LO IOR LA BANCA

Scandali, affari e misteri tutti i segreti dello Ior LA CHIESA cattolica è l'unica religione a disporre di una dottrina sociale, fondata sulla lotta alla povertà e la demonizzazione del danaro, "sterco del diavolo". Vangelo secondo Matteo: "E' più facile che un cammello passi nella cruna dell'ago, che un ricco entri nel regno dei cieli". Ma è anche l'unica religione ad avere una propria banca per maneggiare affari e investimenti, l'Istituto Opere Religiose. La sede dello Ior è uno scrigno di pietra all'interno delle mura vaticane. Una suggestiva torre del Quattrocento, fatta costruire da Niccolò V, con mura spesse nove metri alla base. Si entra attraverso una porta discreta, senza una scritta, una sigla o un simbolo. Soltanto il presidio delle guardie svizzere notte e giorno ne segnala l'importanza. All'interno si trovano una grande sala di computer, un solo sportello e un unico bancomat. Attraverso questa cruna dell'ago passano immense e spesso oscure fortune. Le stime più prudenti calcolano 5 miliardi di euro di depositi. La banca vaticana offre ai correntisti, fra i quali come ha ammesso una volta il presidente Angelo Caloia "qualcuno ha avuto problemi con la giustizia", rendimenti superiori ai migliori hedge fund e un vantaggio inestimabile: la totale segretezza. Più impermeabile ai controlli delle isole Cayman, più riservato delle banche svizzere, l'istituto vaticano è un vero paradiso (fiscale) in terra. Un libretto d'assegni con la sigla Ior non esiste. Tutti i depositi e i passaggi di danaro avvengono con bonifici, in contanti o in lingotti d'oro. Nessuna traccia. Da vent'anni, quando si chiuse il processo per lo scandalo del Banco Ambrosiano, lo Ior è un buco nero in cui nessuno osa guardare. Per uscire dal crac che aveva rovinato decine di migliaia di famiglie, la banca vaticana versò 406 milioni di dollari ai liquidatori. Meno di un quarto rispetto ai 1.159 milioni di dollari dovuti secondo l'allora ministro del Tesoro, Beniamino Andreatta. Lo scandalo fu accompagnato da infinite leggende e da una scia di cadaveri eccellenti. Michele Sindona avvelenato nel carcere di Voghera, Roberto Calvi impiccato sotto il ponte dei Frati Neri a Londra, il giudice istruttore Emilio Alessandrini ucciso dai colpi di Prima Linea, l'avvocato Giorgio Ambrosoli freddato da un killer della mafia venuto dall'America al portone di casa. Senza contare il mistero più inquietante, la morte di papa Luciani, dopo soli 33 giorni di pontificato, alla vigilia della decisione di rimuovere Paul Marcinkus e i vertici dello Ior. Sull'improvvisa fine di Giovanni Paolo I si sono alimentate macabre dicerie, aiutate dalla reticenza vaticana. Non vi sarà autopsia per accertare il presunto e fulminante infarto e non sarà mai trovato il taccuino con gli appunti sullo Ior che secondo molti testimoni il papa portò a letto l'ultima notte. Era lo Ior di Paul Marcinkus, il figlio di un lavavetri lituano, nato a Cicero (Chicago) a due strade dal quartier generale di Al Capone, protagonista di una delle più clamorose quanto inspiegabili carriere nella storia recente della chiesa. Alto e atletico, buon giocatore di baseball e golf, era stato l'uomo che aveva salvato Paolo VI dall'attentato nelle Filippine. Ma forse non basta a spiegare la simpatia di un intellettuale come Montini, autore della più avanzata enciclica della storia, la Populorum Progressio, per questo prete americano perennemente atteggiato da avventuriero di Wall Street, con le mazze da golf nella fuoriserie, l'Avana incollato alle labbra, le stupende segreterie bionde e gli amici di poker della P2. Con il successore di papa Luciani, Marcinkus trova subito un'intesa. A Karol Wojtyla piace molto quel figlio di immigrati dell'Est che parla bene il polacco, odia i comunisti e sembra così sensibile alle lotte di Solidarnosc. Quando i magistrati di Milano spiccano mandato d'arresto nei confronti di Marcinkus, il Vaticano si chiude come una roccaforte per proteggerlo, rifiuta ogni collaborazione con la giustizia italiana, sbandiera i passaporti esteri e l'extraterritorialità. Ci vorranno altri dieci anni a Woytjla per decidersi a rimuovere uno dei principali responsabili del crac Ambrosiano dalla presidenza dello Ior. Ma senza mai spendere una parola di condanna e neppure di velata critica: Marcinkus era e rimane per le gerarchie cattoliche "una vittima", anzi "un'ingenua vittima". Dal 1989, con l'arrivo alla presidenza di Angelo Caloia, un galantuomo della finanza bianca, amico e collaboratore di Gianni Bazoli, molte cose dentro lo Ior cambiano. Altre no. Il ruolo di bonificatore dello Ior affidato al laico Caloia è molto vantato dalle gerarchie vaticane all'esterno quanto ostacolato all'interno, soprattutto nei primi anni. Come confida lo stesso Caloia al suo diarista, il giornalista cattolico Giancarlo Galli, autore di un libro fondamentale ma introvabile, Finanza bianca (Mondadori, 2003). "Il vero dominus dello Ior - scrive Galli - rimaneva monsignor Donato De Bonis, in rapporti con tutta la Roma che contava, politica e mondana. Francesco Cossiga lo chiamava Donatino, Giulio Andreotti lo teneva in massima considerazione. E poi aristocratici, finanzieri, artisti come Sofia Loren. Questo spiegherebbe perché fra i conti si trovassero anche quelli di personaggi che poi dovevano confrontarsi con la giustizia. Bastava un cenno del monsignore per aprire un conto segreto". A volte monsignor De Bonis accompagnava di persona i correntisti con i contanti o l'oro nel caveau, attraverso una scala, in cima alla torre, "più vicino al cielo". I contrasti fra il presidente Caloia e De Bonis, in teoria sottoposto, saranno frequenti e duri. Commenta Giancarlo Galli: "Un'aurea legge manageriale vuole che, in caso di conflitto fra un superiore e un inferiore, sia quest'ultimo a soccombere. Ma essendo lo Ior istituzione particolarissima, quando un laico entra in rotta di collisione con una tonaca non è più questione di gradi". La glasnost finanziaria di Caloia procede in ogni caso a ritmi serrati, ma non impedisce che l'ombra dello Ior venga evocata in quasi tutti gli scandali degli ultimi vent'anni. Da Tangentopoli alle stragi del '93 alla scalata dei "furbetti" e perfino a Calciopoli. Ma come appare, così l'ombra si dilegua. Nessuno sa o vuole guardare oltre le mura impenetrabili della banca vaticana. L'autunno del 1993 è la stagione più crudele di Tangentopoli. Subito dopo i suicidi veri o presunti di Gabriele Cagliari e di Raul Gardini, la mattina del 4 ottobre arriva al presidente dello Ior una telefonata del procuratore capo del pool di Mani Pulite, Francesco Saverio Borrelli: "Caro professore, ci sono dei problemi, riguardanti lo Ior, i contatti con Enimont...". Il fatto è che una parte considerevole della "madre di tutte le tangenti", per la precisione 108 miliardi di lire in certificati del Tesoro, è transitata dallo Ior. Sul conto di un vecchio cliente, Luigi Bisignani, piduista, giornalista, collaboratore del gruppo Ferruzzi e faccendiere in proprio, in seguito condannato a 3 anni e 4 mesi per lo scandalo Enimont e di recente rispuntato nell'inchiesta "Why Not" di Luigi De Magistris. Dopo la telefonata di Borrelli, il presidente Caloia si precipita a consulto in Vaticano da monsignor Renato Dardozzi, fiduciario del segretario di Stato Agostino Casaroli. "Monsignor Dardozzi - racconterà a Galli lo stesso Caloia - col suo fiorito linguaggio disse che ero nella merda e, per farmelo capire, ordinò una brandina da sistemare in Vaticano. Mi opposi, rispondendogli che avrei continuato ad alloggiare all'Hassler. Tuttavia accettai il suggerimento di consultare d'urgenza dei luminari di diritto. Una risposta a Borrelli bisognava pur darla!". La risposta sarà di poche ma definitive righe: "Ogni eventuale testimonianza è sottoposta a una richiesta di rogatoria internazionale". I magistrati del pool valutano l'ipotesi della rogatoria. Lo Ior non ha sportelli in terra italiana, non emette assegni e, in quanto "ente fondante della Città del Vaticano", è protetto dal Concordato: qualsiasi richiesta deve partire dal ministero degli Esteri. Le probabilità di ottenere la rogatoria in queste condizioni sono lo zero virgola. In compenso l'effetto di una richiesta da parte dei giudici milanesi sarebbe devastante sull'opinione pubblica. Il pool si ritira in buon ordine e si accontenta della spiegazione ufficiale: "Lo Ior non poteva conoscere la destinazione del danaro". Il secondo episodio, ancora più cupo, risale alla metà degli anni Novanta, durante il processo per mafia a Marcello Dell'Utri. In video conferenza dagli Stati Uniti il pentito Francesco Marino Mannoia rivela che "Licio Gelli investiva i danari dei corleonesi di Totò Riina nella banca del Vaticano". "Lo Ior garantiva ai corleonesi investimenti e discrezione". Fin qui Mannoia fornisce informazioni di prima mano. Da capo delle raffinerie di eroina di tutta la Sicilia occidentale, principale fonte di profitto delle cosche. Non può non sapere dove finiscono i capitali mafiosi. Quindi va oltre, con un'ipotesi. "Quando il Papa (Giovanni Paolo II, ndr) venne in Sicilia e scomunicò i mafiosi, i boss si risentirono soprattutto perché portavano i loro soldi in Vaticano. Da qui nacque la decisione di far esplodere due bombe davanti a due chiese di Roma". Mannoia non è uno qualsiasi. E' secondo Giovanni Falcone "il più attendibile dei collaboratori di giustizia", per alcuni versi più prezioso dello stesso Buscetta. Ogni sua affermazione ha trovato riscontri oggettivi. Soltanto su una non si è proceduto ad accertare i fatti, quella sullo Ior. I magistrati del caso Dell'Utri non indagano sulla pista Ior perché non riguarda Dell'Utri e il gruppo Berlusconi, ma passano le carte ai colleghi del processo Andreotti. Scarpinato e gli altri sono a conoscenza del precedente di Borrelli e non firmano la richiesta di rogatoria. Al palazzo di giustizia di Palermo qualcuno in alto osserva: "Non ci siamo fatti abbastanza nemici per metterci contro anche il Vaticano?". Sulle trame dello Ior cala un altro sipario di dieci anni, fino alla scalata dei "furbetti del quartierino". Il 10 luglio dell'anno scorso il capo dei "furbetti", Giampiero Fiorani, racconta in carcere ai magistrati: "Alla Bsi svizzera ci sono tre conti della Santa Sede che saranno, non esagero, due o tre miliardi di euro". Al pm milanese Francesco Greco, Fiorani fa l'elenco dei versamenti in nero fatti alle casse vaticane: "I primi soldi neri li ho dati al cardinale Castillo Lara (presidente dell'Apsa, l'amministrazione del patrimonio immobiliare della chiesa, ndr), quando ho comprato la Cassa Lombarda. M'ha chiesto trenta miliardi di lire, possibilmente su un conto estero". Altri seguiranno, molti a giudicare dalle lamentele dello stesso Fiorani nell'incontro con il cardinale Giovanni Battista Re, potente prefetto della congregazione dei vescovi e braccio destro di Ruini: "Uno che vi ha sempre dato i soldi, come io ve li ho sempre dati in contanti, e andava tutto bene, ma poi quando è in disgrazia non fate neanche una telefonata a sua moglie per sapere se sta bene o male". Il Vaticano molla presto Fiorani, ma in compenso difende Antonio Fazio fino al giorno prima delle dimissioni, quando ormai lo hanno abbandonato tutti. Avvenire e Osservatore Romano ripetono fino all'ultimo giorno di Fazio in Bankitalia la teoria del "complotto politico" contro il governatore. Del resto, la carriera di questo strano banchiere che alle riunioni dei governatori centrali non ha mai citato una volta Keynes ma almeno un centinaio di volte le encicliche, si spiega in buona parte con l'appoggio vaticano. In prima persona di Camillo Ruini, presidente della Cei, e poi di Giovanni Battista Re, amico intimo di Fazio, tanto da aver celebrato nel 2003 la messa per il venticinquesimo anniversario di matrimonio dell'ex governatore con Maria Cristina Rosati. Naturalmente neppure i racconti di Fiorani aprono lo scrigno dei segreti dello Ior e dell'Apsa, i cui rapporti con le banche svizzere e i paradisi fiscali in giro per il mondo sono quantomeno singolari. E' difficile per esempio spiegare con esigenze pastorali la decisione del Vaticano di scorporare le Isole Cayman dalla naturale diocesi giamaicana di Kingston, per proclamarle "missio sui iuris" alle dirette dipendenze della Santa Sede e affidarle al cardinale Adam Joseph Maida, membro del collegio dello Ior. Il quarto e ultimo episodio di coinvolgimento dello Ior negli scandali italiani è quasi comico rispetto ai precedenti e riguarda Calciopoli. Secondo i magistrati romani Palamara e Palaia, i fondi neri della Gea, la società di mediazione presieduta dal figlio di Moggi, sarebbero custoditi nella banca vaticana. Attraverso i buoni uffici di un altro dei banchieri di fiducia della Santa Sede dalla fedina penale non immacolata, Cesare Geronzi, padre dell'azionista di maggioranza della Gea. Nel caveau dello Ior sarebbe custodito anche il "tesoretto" personale di Luciano Moggi, stimato in 150 milioni di euro. Al solito, rogatorie e verifiche sono impossibili. Ma è certo che Moggi gode di grande considerazione in Vaticano. Difeso dalla stampa cattolica sempre, accolto nei pellegrinaggi a Lourdes dalla corte di Ruini, Moggi è da poco diventato titolare di una rubrica di "etica e sport" su Petrus, il quotidiano on-line vicino a papa Benedetto XVI, da dove l'ex dirigente juventino rinviato a giudizio ha subito cominciato a scagliare le prime pietre contro la corruzione (altrui). Con l'immagine di Luciano Moggi maestro di morale cattolica si chiude l'ultima puntata dell'inchiesta sui soldi della Chiesa. I segreti dello Ior rimarranno custoditi forse per sempre nella torre-scrigno. L'epoca Marcinkus è archiviata ma l'opacità che circonda la banca della Santa Sede è ben lontana dallo sciogliersi in acque trasparenti. Si sa soltanto che le casse e il caveau dello Ior non sono mai state tanto pingui e i depositi continuano ad affluire, incoraggiati da interessi del 12 per cento annuo e perfino superiori. Fornire cifre precise è, come detto, impossibile. Le poche accertate sono queste. Con oltre 407 mila dollari di prodotto interno lordo pro capite, la Città del Vaticano è di gran lunga lo "stato più ricco del mondo", come si leggeva nella bella inchiesta di Marina Marinetti su Panorama Economy. Secondo le stime della Fed del 2002, frutto dell'unica inchiesta di un'autorità internazionale sulla finanza vaticana e riferita soltanto agli interessi su suolo americano, la chiesa cattolica possedeva negli Stati Uniti 298 milioni di dollari in titoli, 195 milioni in azioni, 102 in obbligazioni a lungo termine, più joint venture con partner Usa per 273 milioni. Nessuna autorità italiana ha mai avviato un'inchiesta per stabilire il peso economico del Vaticano nel paese che lo ospita. Un potere enorme, diretto e indiretto. Negli ultimi decenni il mondo cattolico ha espugnato la roccaforte tradizionale delle minoranze laiche e liberali italiane, la finanza. Dal tramonto di Enrico Cuccia, il vecchio azionista gran nemico di Sindona, di Calvi e dello Ior, la "finanza bianca" ha conquistato posizioni su posizioni. La definizione è certo generica e comprende personaggi assai distanti tra loro. Ma tutti in relazione stretta con le gerarchie ecclesiastiche, con le associazioni cattoliche e con la prelatura dell'Opus Dei. In un'Italia dove la politica conta ormai meno della finanza, la chiesa cattolica ha più potere e influenza sulle banche di quanta ne avesse ai tempi della Democrazia Cristiana.